Fecondazione eterologa: prestazione che deve essere a carico del servizio pubblico

Tribunale di Trento, l’Azienda sanitaria discrimina: condannata

D’intesa con la coppia dei ricorrenti, si rende pubblico l’esito positivo della seguente azione giudiziaria, anche al fine di incoraggiare altre coppie a rivendicare i loro diritti.

Il Tribunale di Trento, sezione lavoro, ha integralmente accolto con ordinanza di data odierna il ricorso di una coppia trentina nella quale l’uomo soffriva di una azoospermia grave. Il giudizio medico espresso in più sedi aveva ravvisato come unico rimedio efficace una fecondazione di tipo eterologo, ovvero con donazione di gameti maschili. La coppia, che ha già dovuto sopportare, dopo fallimentari tentativi di tipo omologo, personalmente un costo pari a quasi 7.000 euro per un ciclo di PMA presso una clinica privata, si vede ora aprire le porte del centro di procreazione medicalmente assistita di Arco dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari, con prestazioni e ticket garantiti in analogia a quelle per l’omologa (ovvero rimborso se la PAT optasse per la mobilità).

Questo il dispositivo:

  1. In accoglimento del ricorso, ordina all’AZIENDA PROVINCIALE PER I SERVIZI SANITARI DELLA PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO di erogare, in via diretta o indiretta, a favore dei ricorrenti, le prestazioni terapeutiche di riproduzione medicalmente assistita di tipo eterologo alle medesime condizioni economico-amministrative previste per le prestazioni terapeutiche di riproduzione medicalmente assistita di tipo omologo.
  2. Condanna l’AZIENDA resistente alla rifusione, in favore del ricorrente, delle spese di giudizio, liquidate nella somma complessiva di € 1.500,00 per diritti ed onorari, oltre al 12,5% per spese generali, IVA e CNPA

Il giudice

Il giudice del lavoro di Trento, dott. Giorgio Flaim, ha accolto le tesi dello studio Schuster e ha osservato che la domanda dei ricorrenti ha «ad oggetto una prestazione terapeutica che attiene, in ragione dei caratteri della patologia, da cui è affetta la coppia ricorrente, al nucleo non affievolibile (da parte del  potere amministrativo) del diritto alla salute e quindi ad una situazione giuridica di diritto soggettivo tutelato in via assoluta e incondizionata, concludendo che «la domanda proposta in via cautelare appare sorretta dal necessario fumus boni iuris», ovvero della necessaria fondatezza giuridica. Quanto al fatto che sia già un diritto esigibile in via cautelare, il giudicante ha osservato che «in ragione della peculiare natura del bene oggetto del diritto azionato (nonché delle allegazioni svolte diffusamente a pag. 15-17 del ricorso ) il periculum deve considerarsi in re ipsa», ovvero, in ragione delle considerazioni mediche, non procrastinabile all’esito di un – anche lungo – giudizio ordinario.

Cruciale è l’affermazione del Tribunale tridentino per cui «la tutela giuridica in favore delle coppie assolutamente infertili assume connotati non solo oppositivi (con conseguente incostituzionalità di norme e illegittimità di provvedimenti amministrativi che vietassero il ricorso alle tecniche di PMA – come statuito da Corte cost. 162/2014 in ordine all’art.4 co.3 L. 19.2.2004, n. 40), ma anche pretensivi, attenendo al “nucleo irriducibile del diritto alla salute…inteso quale diritto sociale ad una prestazione essenziale da parte del Servizio Sanitario Nazionale” (così Cds 3297/2016 cit.)».

La posizione di ferma chiusura della Provincia di Trento, voluta dall’ex assessore alla salute Donata Borgonovo Re all’indomani della sentenza della Corte costituzionale e poi difesa anche dall’attuale assessore Luca Zeni, è apparsa manifestamente illegittima e priva di argomenti capaci di giustificarla.

La coppia aveva evidenziato da una parte il suo diritto fondamentale a tale prestazione, garantito dall’art. 32 Costituzione (diritto alla salute), ma anche il regime di discriminazione rispetto a coppie con patologie meno gravi a cui sono garantite, con ticket di modesta entità economica, prestazioni di tipo omologo. Nelle parole del giudice, «la volontà amministrativa espressa in quella nota [assessorile del 29.6.2015, a firma Donata Borgonovo Re, che ha negato tale prestazione in Trentino] ha realizzato proprio la discriminazione il cui divieto costituisce uno dei principali fondamenti della sentenza Corte cost. n. 162/2014». Lo stesso accerta da parte dell’ente pubblico una «totale trascuratezza dei principi costituzionali come enunciati da Corte cost. n. 162/2014».

Commento dei ricorrenti e del legale

I ricorrenti, che intendono preservare la loro riservatezza, accolgono con soddisfazione il provvedimento, anche se la vera sfida è riuscire a coronare il desiderio di gravidanza e genitorialità della famiglia. Hanno acconsentito alla diffusione del provvedimento e sperano che questa pronuncia possa dare coraggio ad altre coppie che vedono i loro diritti negati, sottoponendosi ancora a gravosi e costosi espatri terapeutici all’estero.

L’avv. Alexander Schuster esprime soddisfazione per una causa in cui lo studio legale ha creduto molto per i valori di civiltà e rispetto dei diritti fondamentali delle persone che rappresenta. Il Trentino è un caso isolato nel Nord-Italia ed è stato giustamente sanzionato. Egli osserva che  la pronuncia, la prima in assoluto a tutelare in concreto i diritti soggettivi di una specifica coppia a ricevere una prestazione a carico del servizio sanitario pubblico senza discriminazione alcuna, è di rilevanza in tutte quelle regioni che lasciano interamente a carico delle coppie i costi per questa terapia riproduttiva». L’avvocato osserva con riguardo ai LEA che «la Provincia ha annunciato i LEA come imminenti, ma non è stata in grado nemmeno di produrre il testo di gennaio in udienza. Non vi è alcuna certezza che l’accesso all’eterologa sia imminente e potrebbero ben passare mesi. Anche se il provvedimento non si esprime sul punto, si può ritenere che la tutela cautelare sia stata integralmente concessa per questi motivi e per il fatto che comunque occorreva porre termine alla scelta arbitraria e illegittima della Provincia». Infine, l’avvocato annuncia ulteriori imminenti ricorsi: «In questi mesi diverse coppie, anche non trentine, si sono rivolte al nostro studio per ricevere tutela di fronte a prassi del tutto illegittime. Alcune attendevano che fosse posta la prima pietra. Da oggi possiamo partire con gli altri ricorsi».

Il provvedimento integrale sarà pubblicato nelle prossime ore sul sito dello studio legale Schuster: www.schuster.pro.

Trento, 16 febbraio 2017.

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