Comunicato stampa

Oltre la step-child: per i giudici tutti i figli adottivi hanno gli stessi diritti. Corte di appello di Milano: va riconosciuta adozione USA di due padri

La Corte di appello di Milano, sez. Famiglia, ha depositato oggi 9 giugno 2017 la decisione con la quale obbliga un Comune lombardo a trascrivere la sentenza dello Stato di New York di adozione congiunta di un minore statunitense da parte di due uomini. Uno dei padri è cittadino italiano, naturalizzato statunitense. Il rifiuto risale al 2014 e la causa è stata introdotta nel 2015.

La decisione non solo conferma che in Italia l’adozione piena da parte di due persone dello stesso genere non è contraria all’ordine pubblico, ma, in adesione alle tesi dello studio, pare sconfessi in punto competenza l’approccio del Tribunale dei minorenni di Firenze (decreti 7 marzo 2017), poiché riconosce che questi provvedimenti di adozione sono immediatamente esecutivi in Italia, senza alcun obbligo di previa “verifica” da parte del giudice minorile. Questo profilo apparentemente tecnico è importante, perché eviterà agli adottanti di dover necessariamente rivolgersi ad un giudice, con inevitabili costi e tempi dilatati. «Come studio – precisa l’avv. Schuster – abbiamo sempre privilegiato soluzioni che liberassero il più possibile queste famiglie dall’obbligo di rivolgersi ad un legale. Questo caso supera i precedenti di Firenze ed è una importante testimonianza del nostro impegno a rendere la vita delle famiglie omogenitoriali la più normale possibile».

Di assoluto rilievo è la considerazione, a quanto consta senza precedenti, con la quale si accoglie la tesi dello studio legale Schuster per cui oramai l’unificazione dello status di figlio si applica a tutti, anche ai figli adottivi, senza potersi più parlare di adozione “legittimante”. Per l’avv. Schuster «finalmente i giudici riconoscono così che occorre porre fine anche allo stigma delle adozioni in casi particolari (inclusa l’adozione coparentale), con bambini che per il diritto hanno sì un genitore, ma non nonni e fratelli».

Infine, la Corte riconosce che sindaci e Ministero dell’interno non hanno alcun diritto di intervenire in questi provvedimenti e accerta il loro difetto di legittimazione passiva. Per lo studio Schuster si tratta di una questione tecnica molto importante. «Dopo Trento, anche Milano riconosce – aggiunge l’avvocato Schuster – che la pubblica amministrazione, lo Stato paternalista non ha diritto di ingerirsi su questioni riguardanti i legami famigliari».

I padri hanno accolto subito la notizia con grande entusiasmo, dopo quasi quattro anni di incertezze e confronti con comune e giudici. Ringraziano l’avvocato Schuster per l’impegno e affermano: «Mio marito ed io eravamo fiduciosi nel buon esito del giudizio, perché sapevamo che la mia amata Italia avrebbe presto riconosciuto il diritto di nostro figlio Jesse ad esserne cittadino e che anche in Italia gli sarebbe stato riconosciuto che noi siamo i suoi genitori. La prossima volta che il nostro bambino verrà  a trovare il nonno in Italia lo farà col passaporto italiano. Questa ordinanza ci riempie di gioia. Grazie».

Il piccolo Jesse ha compiuto da poco otto anni. Il padre di origini italiane lavora per l’industria cinematografica internazionale ed è coniugato da diversi anni con un avvocato statunitense.

Il caso è stato curato dallo studio legale Schuster con la collaborazione dell’avv. Livio Neri del Foro di Milano.

Il testo della decisione è pubblicata sul sito dello studio legale Schuster www.schuster.pro.

Trento, 9 giugno 2017

 

Revisione 10 giugno: “sconfessa” –> “pare sconfessi”