Comunicato stampa n. 1 (21 giugno 2017)

Adozione coparentale: Cassazione rigetta ricorso Procura Torino – Altre due madri confermate nella loro dignità

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15202 depositata il 20 giugno rigetta il ricorso del Procuratore generale di Torino e conferma l’adozione coparentale (step-child) pronunciata dalla Corte di appello di Torino poco meno di un anno fa. È il secondo caso che giunge all’attenzione della Suprema corte attinente l’adozione coparentale in contesto omoaffettivo ed era molto attesa, stante la persistente richiesta del Procuratore generale della Cassazione di rimettere queste cause alle Sezioni unite.

Il Tribunale dei minorenni di Torino era stato il primo a dissentire dall’interpretazione contraria offerta da quello di Roma il 30 luglio, che ha concluso a favore dell’adozione speciale ai sensi dell’art. 44, lettera d, da parte della compagna della madre biologica. La Corte di appello di Torino riformò la decisione di primo grado e riconobbe che l’adozione andava accordata nell’interesse del minore anche della seconda madre. Il pubblico ministero in udienza si era espresso a favore delle clienti, ma nel corso dell’estate il Procuratore generale impugnò personalmente la sentenza, contestandone la correttezza. Tuttavia per un grossolano errore il ricorso fu depositato nella stessa cancelleria civile della Corte di appello di Torino, senza mai notificarlo alle clienti. Queste appresero che la vicenda giudiziaria non era conclusa solo quando fu loro rifiutata la richiesta di apporre l’attestazione di passaggio in giudicato.

Adesso la Corte di cassazione ha rigetto il ricorso in quanto inammissibile per mancata notifica alla parte intimata e l’adozione diviene cosa giudicata.

Questa la dichiarazione delle due madri, che hanno appreso della decisione nella tarda serata di ieri: «Finalmente nostra figlia potrà godere dei diritti che le spettano, della protezione legale di entrambe le sue mamme. Già un anno fa la Corte d’Appello di Torino, con parere favorevole del Pubblico Ministero, aveva riconosciuto le ragioni da noi avanzate a tutela dei suoi interessi. E per ottenere questo riconoscimento siamo dovute passare attraverso una procedura onerosa, lunga e invasiva. Ma ancora non è bastato. Le nostre vite sono rimaste come “sospese” per un altro anno ancora, fino ad oggi. Oggi nostra figlia è nata per la seconda volta, civilmente, finalmente è stata riconosciuta dai supremi giudici uguale a tutti gli altri figli».

Per l’avvocato Schuster «si tratta di un’importante conferma. Non si può, tuttavia, non stigmatizzare le scelte di certa magistratura di contestare decisioni che perseguano l’evidente interesse del minore ad avere non uno, ma due genitori, quelli che già considera tali. Queste contestazioni aggravano il senso di non accettazione, lo stress, ma soprattutto le incertezze e i costi di queste famiglie. Questa situazione deve cessare quanto prima. La giurisprudenza dei giudici è oramai assolutamente chiara: pari diritti a tutti i bambini, senza eccezioni».

Peraltro, stando ad una recentissima sentenza della Corte di appello di Milano, sez. Famiglia, depositata il 9 giugno 2017 e ottenuta dallo studio Schuster (qui ulteriori dettagli) si afferma che oggi non esistono più adozioni piene ed adozioni deboli, perché una volta che si è figli adottivi, lo si è a tutti gli effetti, senza discriminazione alcuna.

Si precisa che, contrariamente a quanto riportato da un sito giuridico (Dirittoegiustizia, a pagamento), non risulta corrispondente al vero che la Cassazione (relatrice Acierno) avrebbe indicato che oramai, con l’entrata in vigore delle unioni civili, anche gli uniti civilmente dovrebbero accedere all’adozione coparentale riservata ai coniugi, in quanto «con un’interpretazione costituzionalmente e convenzionalmente orientata della lettera b) [art. 44., legge n. 184/1983] si potrebbe pervenire ad un riconoscimento dell’adozione del minore in capo al convivente quando la relazione ed il nucleo familiare formatosi presentino caratteristiche di omogeneità con quello posto a base dell’unione coniugale». Tale era l’interessante tesi del Procuratore di Torino, ma non della Prima sezione, che non è entrata nel merito.

L’assistenza per il grado di Cassazione è stata curata dallo studio legale Schuster, il quale ha ritenuto che la strategia più consona fosse non costituirsi in giudizio, lasciando che la Corte concludesse, anche in assenza di contraddittorio, per l’inammissibilità. I giudizi di merito torinesi sono stati curati dallo studio legale Dionisio di Torino.

Il testo della decisione è pubblicata sul sito dello studio legale Schuster: http://schuster.pro/cass-i-sez-civ-sentenza-20-giugno-2017-n-15202/

Comunicato stampa trasmesso d’intesa con le clienti.

Trento, 21 giugno 2017.