Data piena giustizia alla docente discriminata dalla scuola cattolica

È di oggi la sentenza della sezione lavoro della Corte di appello di Trento (deliberata 23 febbraio 2017) che accoglie l’appello proposto dalla docente discriminata nel 2014 dalla scuola cattolica Istituto Sacro Cuore del capoluogo trentino e dalle due associazioni CGIL del Trentino e Associazione radicale Certi diritti e rigetta integralmente l’appello incidentale dell’Istituto.

La sentenza aumenta il risarcimento a favore sia della docente (circa 44.000 euro), sia delle due organizzazioni (10.000 euro a ciascuna) e riconosce esplicitamente che la docente fu oggetto di una diffamazione e di una ritorsione discriminatoria nell’estate 2014, quando venne detto (anche al TG1) che parlava di sesso alle medie e turbava i ragazzi (si vedano significativamente le pagine 61 e seguenti). Il riconoscimento della falsità di quelle diffamazioni è ora nero su bianco e dà ragione di quanto richiesto dalle parti lese per ripristinare la dignità della persona. E’ stata altresì accolta la richiesta di pubblicazione della sentenza (il dispositivo) su un quotidiano nazionale (La Repubblica), considerata l’eco raggiunta dalle dichiarazioni dell’Istituto nel 2014.

Le dichiarazioni della docente:

«Mi ritengo finalmente reintegrata nella mia dignità di docente e di donna, fatto che assume una particolare importanza oggi 8 marzo. Il riconoscimento espresso della falsità delle dichiarazioni era per me prioritario, al di là di ogni risarcimento di denaro. È stata accertata la diffamazione e la ritorsione che ho subito con le dichiarazioni dell’Istituto alla stampa nazionale. Nulla di peggio si poteva dire ad un’insegnante se non che abusava del proprio ruolo per turbare i ragazzi. E sono anche contenta che in Italia si ribadisca che la vita privata di ognuna e ognuno è per l’appunto privata e che nessun datore di lavoro può entrare nelle nostre famiglie e chiedere chi siamo, chi amiamo o se vogliamo come donne abortire o meno. La mia dignità personale e professionale trova oggi giustizia nelle parole della Corte di appello di Trento. Per me questo spiacevole momento della mia vita è finalmente chiuso. Spero che il Sacro Cuore torni a coltivare quel rispetto e quella valorizzazione della diversità e del pluralismo che è il vero messaggio di Teresa Verzeri, come richiamato anche dall’odierna sentenza».

Il dispositivo della sentenza

PQM

in parziale riforma della ordinanza in data 21.6.16 del Tribunale di Rovereto, accertata la natura discriminatoria per orientamento sessuale, individuale e collettiva, della condotta posta in essere dall’Istituto delle Figlie del Sacro Cuore di Gesù di Trento in ordine alla selezione per l’assunzione degli insegnanti, ordina all’Istituto l’immediata cessazione di tale condotta; ridetermina la somma capitale dovuta a X a titolo di danno patrimoniale € 13.329,80; ridetermina la somma capitale dovuta a X a titolo di danno morale in € 30.000,00;

ridetermina la somma capitale dovuta a titolo di risarcimento del danno a favore di Associazione Radicale Certi Diritti e CGIL in € 10.000,00 ciascuna; ordina la pubblicazione del presente dispositivo – omesso il nome della ricorrente – sul quotidiano La Repubblica; condanna l’appellato alla rifusione delle spese del grado, liquidate in favore degli appellanti in € 8.000,00, di cui € 2.500,00 per fase di studio, € 1.500,00 per fase introduttiva e € 4.000,00 per fase decisionale, oltre 15% rimborso spese forfettarie ed accessori come e se per legge dovuti.

Link: Il testo della sentenza odierna (oscurato e approvato in questa forma dagli assistiti dello studio)

Link: Il testo della decisione del Tribunale di Rovereto di primo grado

Trento, 8 marzo 2017.