Tribunale di Rovereto fa giustizia sul caso del Sacro Cuore di Trento del 2014

Su incarico e nell’interesse della cliente, si rende noto quanto segue. Con ordinanza comunicata alle parti il 22 giugno 2016 e che si rende nota oggi, il Tribunale di Rovereto (TN) ha fatto chiarezza sul caso assurto alle cronache nazionali nel mese di luglio 2014 in merito alla discriminazione subita da una docente, condannando l’Istituto Figlie del Sacro Cuore di Gesù, scuola paritaria di Trento. Il ricorso è stato presentato nel 2015 dall’insegnante e per i profili di discriminazione collettiva dalla CGIL del Trentino e dall’Ass. radicale Certi diritti.

I fatti accertati

Il giudice ha accertato prima di tutto la discriminazione individuale subita dall’insegnante a decorrere dal colloquio del 16 luglio 2014, durante il quale alla stessa era stato chiesto di smentire voci per le quali ella avrebbe intrattenuto una convivenza sentimentale con altra donna. Al rifiuto di questa di accettare ingerenze nella propria vita privata da parte del datore di lavoro, alla stessa l’allora dirigente dell’Istituto aveva almeno chiesto di impegnarsi a «risolvere il problema». Tale proposta suscitò l’indignazione della cliente, la quale non venne riassunta e perse il diritto ad ottenere la conversione del proprio contratto in un rapporto a tempo indeterminato. Il giudice roveretano riconosce come l’Istituto stesso cambiò nel giro di pochi giorni la propria versione dei fatti più volte, inclusa quella altamente diffamatoria per la quale l’insegnante avrebbe turbato i propri alunni con discorsi inappropriati sul sesso.

Il giudice ha altresì accolto le domande di CGIL del Trentino e dell’Associazione radicale Certi diritti di accertare il carattere di discriminazione collettiva delle diverse dichiarazioni rilasciate dall’Istituto con le quali si rivendicava il diritto di non assumere persone omosessuali, ritenute inidonee ad avere contatti con minori.

La condanna

L’Istituto Sacro cuore è stato così condannato a risarcire € 25.000 alla ricorrente per danni patrimoniali e non patrimoniali, € 1.500 a ciascuna delle organizzazioniricorrenti, alla pubblicazione della decisione a proprie spese sui quotidiani l’Adige e Trentino, con condanna alle spese di lite per un importo complessivo pari a € 8.178,00.

Una sentenza storica

A quanto consta, la decisione è il primo caso di condanna mai pronunciata per discriminazione individuale per orientamento sessuale e la seconda per discriminazione collettiva. Si tratta, altresì, della prima sentenza che condanna per discriminazione un’organizzazione di tendenza dopo l’entrata in vigore della normativa antidiscriminatoria del 2003.

Dichiarazioni

La cliente esprime la propria viva soddisfazione per il pieno accoglimento del ricorso: «Nel tentativo di difendersi, l’Istituto mi aveva anche accusata sul TG1 e altrove di aver turbato studenti con discorsi impropri sulla sessualità. In giudizio l’Istituto ha addirittura rinunciato a dimostrare queste falsità. Con questa decisione lo Stato italiano garantisce il diritto mio e di ogni altra persona a non essere discriminata. La dignità di ogni lavoratore è un principio supremo della Costituzione repubblica. Mi spiace che per il Presidente della Provincia autonoma di Trento Ugo Rossi, invece, questi fatti, che emergevano con chiarezza già dall’istruttoria che la stessa Giunta aveva disposto, fossero del tutto legittimi.»

L’avv. Alexander Schuster, che ha difeso la ricorrente così come le due organizzazioni Certi diritti e CGIL del Trentino (quest’ultima, con l’avv. S. Giampietro), esprime soddisfazione e sottolinea: «La questione non riguarda tanto l’orientamento sessuale, perché dice molto di più: garantisce i diritti fondamentali di ogni lavoratore. Infatti, questa decisione fissa un punto chiaro: i datori di lavoro di ispirazione religiosa o filosofica non possono sottoporre i propri lavoratori a interrogatori sulla loro vita privata o discriminarli per le loro scelte di vita. L’uso di contraccettivi, scelte come la convivenza, il divorzio, l’aborto, sono decisioni fra le più intime che una persona può compiere. Questa decisione ci dice che è la legge a stabilire cosa è discriminazione, non le convinzioni delle singole organizzazioni religiose».