Pubblichiamo autorizzati dalla cliente con dati personali oscurati la decisione che per la prima volta in Italia afferma dispone che si annotino le nuove generalità del genitore che ha conseguito la riattribuzione del genere anagrafico anche sugli atti di nascita dei figli.

Tribunale di Trento, sentenza 21 marzo 2018

IL TRIBUNALE ORDINARIO DI TRENTO SEZIONE CIVILE

composto dagli Ill. mi Sigg. ri Magistrati:

dott. Roberto Beghini – Presidente relatore –
dott. Giuseppe Barbato – giudice –
dott. Benedetto Sieff – giudice –
letti gli atti del proc. n. 3142/2017 RG, pendente tra

XXXXXX XXXXXX

con l’avv. Alexander Schuster

nei confronti di

PUBBLICO MINISTERO

nonché nei confronti di

YYYYYY YYYYYY

con l’avv. ______________

nonché nei confronti di

XXXXXX AAAAAA e XXXXXX BBBBBB

contumaci pronunzia la seguente

S E N T E N Z A

  • premesso che XXXXXX Xxxxxx (nato a CCCCCC il _______) precisato di essersi sposato con la convenuta – costituita – YYYYYY Yyyyyy con matrimonio civile in data _______ a DDDDDD (sempre in provincia di Trento), matrimonio dal quale sono nate le figlie XXXXXX Aaaaaa e XXXXXX Bbbbbb (rimaste contumaci), ha chiesto a questo Tribunale: 1) la rettificazione di attribuzione di sesso ai sensi dell’art. 1, primo comma, della legge 14.04.1982, n. 164, mediante ordine all’ufficiale di stato civile del Comune di CCCCCC di modificare l’atto di nascita, nel senso che risulti quale genere quello femminile e quale prenome uno dello stesso tipo, precisamente Zzzzzz, provvedendo alle annotazioni conseguenti, incluse quelle relative all’atto di nascita delle figle, nonché quella relativa allo scioglimento ex lege del cit. matrimonio, dandosi atto che i coniugi non hanno manifestato la volontà di costituire un unione civile; 2) l’autorizzazione ad effettuare tutti gli interventi medico chirurgici in senso andro-ginoide, tanto demolitivi, quanto ricostruttivi, che riterrà necessari;
  • preso atto, per quanto possa avere rilevanza, che né la moglie YYYYYY Yyyyyy né il Pubblico Ministero si sono opposti alla domanda attorea di rettificazione di attribuzione di sesso, né a quella di autorizzazione ad effettuare tutti gli interventi medico chirurgici; – ricordato che, con la sentenza 5.11.2015, n. 221, la Corte Costituzionale, ha dichiarato che non è fondata la questione di legittimità costituzionale del cit. art. 1, comma 1, della legge 14 aprile 1982, n. 164, impugnato, in riferimento agli artt. 2, 3, 32, 117, primo comma, Cost., e 8 CEDU, in quanto, stabilendo che la rettificazione dell’attribuzione anagrafica di sesso si fa in forza di sentenza del tribunale passata in giudicato che attribuisca ad una persona sesso diverso da quello enunciato nell’atto di nascita a seguito di intervenute modificazioni dei suoi caratteri sessuali, subordinerebbe irragionevolmente l’esercizio del fondamentale diritto all’identità di genere a trattamenti sanitari pericolosi per la salute. Tale disposizione – ha osservato la Corte Costituzionale – costituisce l’approdo di un’evoluzione culturale ed ordinamentale volta al riconoscimento del diritto all’identità di genere quale elemento costitutivo del diritto all’identità personale, rientrante a pieno titolo nell’ambito dei diritti fondamentali della persona. Interpretata alla luce dei diritti della persona, la mancanza di un riferimento testuale alle modalità attraverso le quali si realizza la modificazione – ha proseguito la Corte – porta ad escludere la necessità, ai fini dell’accesso al percorso giudiziale di rettificazione anagrafica, del trattamento chirurgico, il quale costituisce solo una delle possibili tecniche per effettuare l’adeguamento dei caratteri sessuali. Tale esclusione appare, peraltro, il corollario di un’impostazione che, in coerenza con i supremi valori costituzionali, rimette al singolo la scelta delle modalità attraverso le quali realizzare, con l’assistenza del medico e di altri specialisti, il proprio percorso di transizione, che deve comunque riguardare gli aspetti psicologici, comportamentali e fisici che concorrono a comporre l’identità di genere. Rimane così ineludibile un rigoroso accertamento giudiziale delle modalità attraverso le quali il cambiamento è avvenuto e del suo carattere definitivo. Rispetto ad esso il trattamento chirurgico costituisce uno strumento eventuale, di ausilio al fine di garantire, attraverso una tendenziale corrispondenza dei tratti somatici con quelli del sesso di appartenenza, il conseguimento di un pieno benessere psichico e fisico della persona. Il ricorso alla modificazione chirurgica risulta, quindi, autorizzabile in funzione di garanzia del diritto alla salute, laddove lo stesso sia volto a consentire alla persona di raggiungere uno stabile equilibrio psicofisico, in quei particolari casi nei quali la divergenza tra il sesso anatomico e la psicosessualità sia tale da determinare un atteggiamento conflittuale e di rifiuto della propria morfologia anatomica. In tal senso, quindi, ha concluso la Corte Costituzionale, il trattamento chirurgico non si configura come prerequisito necessario per accedere al procedimento di rettificazione, bensì come un possibile mezzo, funzionale al conseguimento di un pieno benessere psicofisico;
  • ritenuto che dalla documentazione prodotta in giudizio dall’attore, nonché dalla sua comparizione personale, emerga senz’altro che questi ha effettivamente abbia portato a termine, in modo definitivo, il cit. cambiamento-percorso di transizione attraverso una tendenziale corrispondenza dei tratti somatici con quelli del nuovo sesso di appartenenza, cambiamento-percorso che ha riguardato gli aspetti psicologici, comportamentali e fisici che concorrono a comporre la chiesta nuova identità di genere;
  • – ritenuto pertanto che possa essere senz’altro accolta la domanda attorea di rettificazione di attribuzione di sesso ai sensi del cit. art. 1, primo comma, della legge 14.04.1982, n. 164, così come quella di autorizzazione dello stesso attore ad effettuare gli interventi medico chirurgici in senso andro-ginoide, tanto demolitivi, quanto ricostruttivi, che egli riterrà necessari (dovendosi solo ribadire che l’intervento stesso costituisce – per l’attore – una mera facoltà, e non certo un obbligo);
  • ricordato, quanto allo scioglimento del matrimonio, che l’art. 4 della cit. legge n. 164 del 1982, come pure l’art. 31, sesto comma, del decreto legislativo 1.09.2011, n. 150, come pure l’art. 1, comma 26°, della legge 20.05.2016, n. 76, prevedono che la sentenza di rettificazione di attribuzione di sesso, provochi lo scioglimento del matrimonio o la cessazione degli effetti civili conseguenti alla trascrizione del matrimonio celebrato con rito religioso;
  • ritenuto pertanto di dare atto che, al passaggio in giudicato della presente sentenza, avrà luogo lo scioglimento del matrimonio celebrato in data ______________ a DDDDDD tra XXXXXX Xxxxxx e YYYYYY Yyyyyy;
  • ritenuto di dare altresì atto – ai sensi dell’art. 1, comma 27°, della cit. legge 20.05.2016, n. 76, che costoro hanno escluso di voler instaurare tra loro un’unione civile;
  • preso atto – ai sensi dell’art. 337 ter, commi secondo e quinto, c.c., applicabile alla fattispecie per effetto dell’art. 337 bisc. (disposizioni introdotte dall’art. 55 del decreto legislativo 28.12.2013, n. 154) – dell’accordo intervenuto tra i predetti genitori alla prima ed unica udienza del 31.10.2017, relativamente al contributo di mantenimento dovuto dall’attore per le figlie Aaaaaa e Bbbbbb: accordo che non risulta contrario al loro interesse;
  • ritenuto infine, in relazione alle spese giudiziali, che nella specie manchi una parte propriamente soccombente, considerando la natura necessariamente costitutiva della presente sentenza;

P Q M

Il Tribunale, definitivamente pronunziando, accoglie le domande proposte da XXXXXX Xxxxxx (nato a CCCCCC il ______________), e dispone – dopo il passaggio in giudicato della presente sentenza – che il suo sesso sia rettificato da maschile a femminile, ai sensi dell’art. 1, primo comma, della legge 14.04.1982, n. 164, ordinando all’ufficiale di stato civile del cit. Comune di CCCCCC (Trento), di effettuare la rettificazione nel relativo registro, nel senso che risulti quale sesso il femminile e quale prenome quello di “Zzzzzz”, con i conseguenti effetti anche sugli atti di nascita delle figlie XXXXXX Aaaaaa e XXXXXX Bbbbbb.

Lo autorizza ad effettuare tutti gli interventi medico chirurgici in senso andro-ginoide, tanto demolitivi, quanto ricostruttivi, che riterrà necessari.

Dà atto che, al passaggio in giudicato della presente sentenza, ha luogo lo scioglimento del matrimonio celebrato in data ___________ a DDDDDD tra XXXXXX Xxxxxx e YYYYYY Yyyyyy.

Dà inoltre atto che i medesimi XXXXXX Xxxxxx e YYYYYY Yyyyyy hanno escluso di voler instaurare tra loro un’unione civile.

Prende infine atto che XXXXXX Xxxxxx continuerà a corrispondere euro 800,00 mensili quale contributo per il mantenimento della figlia Aaaaaa, ed euro 500,00 per la figlia Bbbbbb, oltre al 50% delle spese straordinarie, e che la somma di euro 500,00 per Bbbbbb aumenterà alla somma finale di euro 800,00 quando ella inizierà gli studi all’università.

Nulla sulle spese di giudizio.

In caso di diffusione del presente provvedimento, anche per finalità di mera informazione giuridica, si dispone che siano omesse le generalità e gli altri dati identificativi, anche indiretti, di tutte le persone fisiche in esso indicate (art. 52 del decreto legislativo 30.06.2003, n. 196; e delibera del Garante per la protezione dei dati personali 2.12.2010, in G.U. 4.01.2011).

Trento, 12 marzo 2018

Il Presidente estensore

-dott. Roberto Beghini-